“ci rifiutiamo di essere nemici”.
La famiglia Nassar non ha in animo sentimenti di inimicizia, nemmeno nei confronti di chi sradica le piantagioni, avvelena gli animali o impedisce illegalmente lo sviluppo della fattoria con nuove costruzioni. In questo contesto la famiglia Nassar promuove l’educazione al dialogo tra persone di diverse culture, nazioni e religioni, prepara vie di pace e ponti tra la terra e le persone. È in questo contesto che emerge la speranza energica e viva di Daoud Nassar, che tocca profondamente chiunque ha la possibilità di conoscerlo.
La sopravvivenza della fattoria è legata al lavoro realizzato sulla collina, questo Daoud Nassar lo sa bene. Per questo motivo permette a volontari, gruppi e singoli individui, di vivere un’esperienza diretta nella sua fattoria. In questo contesto anche il più piccolo degli aiuti è importante, sia per il sostentamento di Tent of Nations, sia per l’esperienza profonda e di crescita vissuta da chi entra in contatto con la fattoria. Da quando il progetto ha preso vita nel 2002 e con l’arrivo dei primi volontari stranieri, le incursioni dei coloni israeliani sono sensibilmente diminuite.